martedì, Aprile 13, 2021

CLOUD COMPUTING E BIG DATA NELLO SPAZIO – L’AVVENTURA DI AZURE SPACE

La conquista dello spazio non è più solo in mano ai governi. Si moltiplicano le società che vedono nell’”ultima frontiera” un’opportunità di sviluppo e innovazione. Ma non si tratta di tornare sulla Luna o immaginare di poter arrivare su Marte. O almeno, non solo quello. Anche in questo caso, la rivoluzione sta nella comunicazione di dati e lo spazio può essere il luogo dove rendere questa comunicazione più veloce, più globale e più democratica.

Ne parliamo con Andrea Benedetti, Senior Cloud Architect di Microsoft, in occasione del lancio da parte della società creata da Bill Gates e oggi guidata da Satya Nadella, di Azure Space: un progetto con la partnership di Space X e SES, che attraverso i satelliti punta a connettere ogni dispositivo, ovunque si trovi. Il cielo, non è più il limite.

Come spiegare nel modo più semplice possibile, cos’è Azure Space?

Azure Space è una piattaforma e un ecosistema di partner che ha l’ambizione di diventare il punto di riferimento per tutte le esigenze della comunità spaziale internazionale. Si basa su tre ambiti tecnologici ben distinti, tre innovazioni.

  • La prima: le proposte e le offerte di Microsoft in ambito cloud, quindi intelligenza artificiale, machine learning, sistemi di visualizzazione e analisi dei dati, networking, cifratura delle informazioni e quant’altro.
  • La seconda innovazione tecnologica riguarda l’AzureModular Datacenter: immaginate un grosso container che al suo interno ha tutto ciò che serve per avere un data center mobile, che possa essere trasportato in qualsiasi angolo del pianeta e abbia al suo interno server, macchine, networking, sistemi di comunicazione satellitare per essere totalmente autonomo e avere capacità computazionale, capacità di trasformazione, capacità elaborativa.
  • Il terzo ambito tecnologico si chiama Azure Orbital Emulator ed è una piattaforma di emulazione, quindi un software in grado di simulare il dialogo tra satelliti, per poter avere un sistema che permetta di poter risparmiare la costruzione fisica di oggetti e simulare un’attività di scambio dati o di gestione satellitare.
Perché lo spazio? È necessario volare così in alto?

Per due ragioni: la prima perché l’innovazione tecnologica sta abbassando sempre di più la barriera d’ingresso verso questa nuova frontiera e le opportunità che si possono aprire. Basti pensare al costo che ha oggi il lancio di un vettore spaziale rispetto anche solo a cinque anni fa.

E la seconda, perché la comunità spaziale internazionale si sta espandendo rapidamente e quindi la voglia è quella di esserci, essere pronti, essere al fianco delle aziende pubbliche o private e delle loro necessità ed esigenze.

La ricerca spaziale è stata fino a pochissimo tempo fa prerogativa degli stati. Ma ora esistono compagnie private che sono già in orbita e saranno sempre più attive. Microsoft dice di voler “democratizzare ulteriormente il settore spaziale”. Con quali obiettivi?

La democratizzazione è un tema fondamentale per noi. Ed è alla base della filosofia del cloud, cioè la capacità che viene data a tutte le aziende, pubbliche o private, di qualsiasi dimensione o che si trovino in qualsiasi posto del mondo, in nazioni più o meno industrializzate, di avere la stessa possibilità di sfruttare e interagire con sistemi e piattaforme. Per lo spazio, vogliamo che avvenga lo stesso; vogliamo costruire delle piattaforme e degli ecosistemi che permettano a tutti l’accesso a possibilità e obiettivi nuovi.

I partner in questa avventura sono Space X e SES. Cosa porta ciascuno di voi allo sviluppo del progetto?

Noi decliniamo il cloud computing nello spazio, con quattro “P”: prodotti, piattaforme, persone e partnership. Partnership che permettono di costruire ecosistemi sempre più ampi e ricchi, che consentono a queste aziende di portare le loro straordinarie qualità e competenze per arricchire il progetto. Le due partnership con Space X e SES si basano su sistemi di connettività satellitare, grazie alla costellazione di satelliti Starlink che Space X ha già rilasciato nello spazio in un’orbita terrestre bassa, tra 300 e 1000 chilometri di distanza dal suolo terrestre e SES, che invece lavora su orbite medie, tra 2000 e oltre 35mila chilometri. Sono due partner fondamentali perché consentono di mettere in comunicazione gli impianti satellitari sopra il globo terrestre con le necessità di trasmissione dati di tutti i data center e dei sistemi cloud.

Cloud computing, connettività satellitare. Chi saranno i primi a trarne vantaggio?

Nell’immaginario collettivo le società spaziali sono quelle che costruiscono e inviano razzi, vettori nello spazio e fanno poco di più. In realtà, nella pratica c’è una componente critica e assolutamente fondamentale: l’architettura terrestre che dev’essere in grado di comunicare, dialogare, comandare i satelliti; dev’essere in grado di trasformare in valore le informazioni che vengono raccolte dai satelliti nello spazio e verso la Terra. I mercati che potranno trarre maggiori vantaggi da queste tecnologie sono sicuramente tre: energia, telecomunicazioni e agricoltura. Con un occhio di riguardo per le situazioni più difficili e complicate: disastri, maree, scioglimento e movimento dei ghiacciai. L’idea è anche quella di poter avere la risposta, in tutti quegli scenari in cui c’è la necessità di dover comunicare ovunque, da qualsiasi punto ci si possa trovare sul pianeta.

Si tratta di una tecnologia nata per lo spazio, ma destinata a influenzare la vita sulla Terra. In quanto tempo entrerà a far parte del nostro quotidiano?

Tra molto poco. Le tecnologie, le piattaforme, le infrastrutture, i satelliti sono già tutti operativi. Possono essere testati, provati, emulati, c’è tutto quello che serve da un punto di vista di ingredienti per un’ottima ricetta. È un po’ come diceva la sigla di Star Trek: “Spazio, ultima frontiera”, diciamo che oggi, siamo più vicini.

Guarda l’intervento integrale di Andrea Benedetti nel nel corso della prima puntata del The Science of Where Magazine TV.

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