mercoledì, Agosto 10, 2022

INVESTIAMO NEL FUTURO DELLE CITTA’

La pandemia ha fatto da cortocircuito per l’inarrestabile sviluppo urbano. Dalle notizie giornalistiche sembra che sia iniziata una rivoluzione condizionata dallo smartworking e dalla necessità di spazi, natura e isolamento; tanto per le relazioni si sopperisce con la tecnologia … quindi … la città è già superata. Prontamente gli urbanisti propongono nuovi assetti e visioni, ma è questa la realtà? Il nostro futuro è in una rete tecnologica e la città come si è sviluppata fino ad oggi è superata?

In una recente intervista rilasciata al nostro Magazine, Carlo Ratti, un grande visionario, ci rammenta che dallo spazio non si vedono i confini delle nazioni ma si vedono perfettamente le città e io su questo concordo totalmente. Le crisi economiche nel passato hanno sempre influito sullo sviluppo che però è sempre ripartito dalle città. Non c’è ripartenza se non ripartono le città. Ricordo che l’Empire State Building a New York (1931) fu costruito in piena post crisi del ‘29, tanto che il proprietario del tempo accendeva le luci del grattacielo deserto per dare una parvenza di vita. Anche un’icona come il Golden Gate di San Francisco (iniziato nel 1933) venne costruito in piena crisi con l’impegno di tutta la cittadinanza a finanziare il progetto.

Con un ardito passaggio voglio affrontare un altro argomento che sembra lontano ma non lo è. In Italia, a ottobre, ci saranno le elezioni dei nuovi Sindaci delle più importanti città italiane. Questi politici, a differenza di quelli nazionali, li conosciamo, li eleggiamo direttamente e saranno sicuramente al governo per 5 anni. Se sono stati bravi saranno rieletti e saranno i cittadini a premiarli, indipendentemente dal credo politico; se invece la performance non è stata adeguata saranno inesorabilmente bocciati. Ecco le città, per me, sono la sperimentazione, il vero agone politico, la visione e l’innovazione. Tutti elementi fondamentali per un governo efficiente ed è significativo che sia una peculiarità che parte dalle città. Sperimentazione, Politica, Innovazione e Visione hanno tutte a che fare con la “Science of Where” che ne diventa un filo conduttore che permette di analizzare e governare. Non mi stupirò se, nel prossimo quinquennio, molto sarà investito in innovazione e sperimentazione grazie alle città e in questa sfida le tecnologie saranno fondamentali e la “Science of Where” la regina di tutte. Se questo non accadrà sarà l’ennesima occasione persa, la più importante. Ma il fallimento non è in agenda.

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