giovedì, Ottobre 21, 2021

E-SPORT: VERI SPORT O SOLO GIOCHI? UN ETERNO DIBATTITO

È una domanda che ci si pone da tempo anche a livello di CIO, ossia Comitato Olimpico Internazionale: gli eSport, ovvero gli sport elettronici, sono davvero da considerare discipline sportive, tanto magari da ammetterli alle Olimpiadi? Il dibattito vede da tempo voci favorevoli e contrarie, anche se la pandemia ha un po’ cambiato le carte in tavola, sia nella valutazione di questi giochi, sia sotto un profilo economico.

L’avvento del Covid ha modificato molte cose, non solo a livello di percezione: nel caso specifico degli eSport, è aumentato l’utilizzo amatoriale e non solo, soprattutto nell’impossibilità di poter praticare sport e nel blocco dei vari campionati causato dalla pandemia, così come la visibilità spinta dallo streaming, però di contro anche per gli eSport si sono dovuti cancellare i grandi eventi, i tornei mondiali dal vivo che hanno dato ulteriore popolarità e quasi la patente di disciplina sportiva a questo settore.

Stiamo parlando di videogiochi, in realtà, spesso competizioni sportive simulate al computer o attraverso apparecchi appositi come la Playstation, tuttavia organizzati a livello competitivo addirittura professionistico fin dagli anni Ottanta.

Quindi non si tratta più di amatori, ma di persone che di queste gare hanno fatto una ragione di vita, né più né meno dell’atleta che gioca al calcio, a basket, a tennis a livello professionale. Anzi, spesso parliamo anche qui di veri e propri atleti, dato che pur trattandosi di sport virtuali, spesso occorre fare dell’esercizio fisico per praticarli, perché si tratta di vere e proprie simulazioni, un po’ come il pilota di Formula Uno quando simula le corse al computer ma è sottoposto alle medesime importanti sollecitazioni fisiche che si ritrova poi in pista nella propria monoposto. Inoltre anche qui, come negli sport reali e fisici, ci sono le categorie degli amatori e dei semiprofessionisti.

Ovviamente quasi sempre si tratta di competizioni multigiocatore, cioè una sfida tra più persone, anche se in qualche caso ci sono quelli a giocatore singolo con la necessità di ottenere il maggior punteggio.

Esistono vari tipi di eSport, ci sono quelli strategici, quelli di guida, quelli definiti picchiaduro o sparatutto, ed esistono anche delle leghe o associazioni che organizzano i tornei più o meno importanti, sia nelle singole nazioni che poi a livello internazionale, con tornei itineranti che in alcuni stati portano a occupare interi stadi di calcio.

I nomi più noti sono soprattutto, almeno da noi, FIFA e League of Legends, ancora sono noti agli appassionati Heroes of Warcraft, Quake, Starcraft, Counter-Strike, COD, Street Fighter 4, Overwatch. I principali tornei, sponsorizzati dalle principali multinazionali, sono il DreamHack e l’Inter Extreme Masters. La diffusione ed il coinvolgimento sono altissimi in Asia, specialmente in Corea e Cina e nei paesi nordici europei.

Anche per gli eSport i bookmaker raccolgono le scommesse sportive, e le finali spesso si avvalgono di arbitri e di commentatori specializzati. Le fasi preliminari dei tornei vengono seguite tutte in streaming, quelle conclusive come detto, spesso dal vivo come potrebbe essere in Europa una finale dei Mondiali di calcio.

Infatti non a caso si era parlato a lungo di inserire gli eSport nelle Olimpiadi di Tokyo 2020, poi la pandemia ha cambiato le priorità. Ma va detto che ancora prima del Covid, c’erano state delle resistenze importanti da paesi come la Germania, che li classificava più come giochi che come discipline sportive vere e proprie. Il dibattito rimane quello, ed è molto legato alla percezione che si ha degli sport virtuali, che da noi evidentemente è molto simile a quella tedesca o degli altri paesi a noi vicini.

Volendo utilizzare un ossimoro, possiamo definirlo quindi un divertimento serissimo, che tuttavia in Italia, pur avendo uno zoccolo duro di appassionati, non è mai riuscito a sfondare, un po’come certi sport americani come il football o il baseball, oppure il biliardo snooker. Perché?

Da un lato probabilmente l’interesse limitato, anche se a FIFA giocano quasi tutti ma magari preferiscono farlo tra amici o comunque a livello amatoriale. Dall’altro, qui non si riesce a movimentare le grandi cifre di denaro che si muovono altrove intorno a questo mondo, e parliamo davvero di miliardi di dollari.

A giocare contro, nel vero senso della parola, sono la solita burocrazia, le linee internet spesso non all’altezza, la mancanza di sponsorizzazioni di rilievo che però discende anche direttamente da una cultura diversa, che non inserisce gli eSport tra le priorità neppure a livello sportivo, anche se i tentativi in tutti questi anni non sono mancati, visto che anche in Italia si è cominciato negli Ottanta.

Qualcosa nel nostro paese si è mosso nel 2014 con una regolamentazione nel settore creata da Giochi Elettronici Competitivi, settore sportivo di ASI, un ente riconosciuto dal CONI che si occupa di sport amatoriale e supporta le Associazioni Sportive Dilettantistiche. Tanto è vero che sono nate scuole di formazione per arbitri, allenatori e commentatori di sport virtuali. Sono aumentati i tornei, ma mancano i luoghi d’incontro per giocare e studiare, e quindi rendersi competitivi al pari dei giocatori dei paesi più coinvolti. Ma al momento, non sembra questa una priorità del nostro sport, che in effetti deve occuparsi in questa fase principalmente di dare strutture ed opportunità ai praticanti spinti dai nostri grandi successi olimpici e agonistici dell’estate 2021.

Qualcuno, da un punto di vista economico, ha definito quest’anno come le “montagne russe degli eSport”. Chi gareggia in casa ha continuato a farlo, i tornei si possono organizzare anche a livello virtuale e per League of Legends è stata l’apoteosi. Le trasmissioni in streaming hanno avuto una vera e propria impennata. Eppure, c’è anche chi ci ha rimesso, e molto: soprattutto chi organizzava i tornei dal vivo che in due anni sono stati ovviamente più che dimezzati, e naturalmente con la pandemia sono diminuiti tanto gli investimenti quanto le sponsorizzazioni.

Una volta che sarà passata la nottata, si potrà fare una valutazione. Intanto se ne sta svolgendo un’altra a livello di CIO e di comitati olimpici nazionali: Parigi 2024 sancirà l’entrata degli eSport nei Giochi a cinque cerchi?

 

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