Alle Nazioni Unite e altrove, gli Stati discutono da oltre vent’anni su come il diritto internazionale si applichi al cyberspazio. Tuttavia, queste discussioni hanno ampiamente trascurato l’applicabilità del diritto penale internazionale alle operazioni informatiche. Nel dicembre 2025, la Corte penale internazionale (CPI) ha contribuito a colmare questa lacuna pubblicando una policy sui crimini informatici ai sensi dello Statuto di Roma. In un momento in cui gli attacchi informatici si stanno intensificando in termini di portata, effetti e gravità in tutto il mondo, la policy dimostra che lo Statuto di Roma è tecnologicamente neutrale e applicabile alle attività informatiche come a qualsiasi altra attività. Un nuovo studio di Chatham House intitolato “Securing Justice for Cyber-Enabled International Crimes” si basa sulla policy, considerandone la più ampia rilevanza per i tribunali nazionali e per la CPI, e suggerisce raccomandazioni per rafforzare la responsabilità in questo ambito.


