lunedì, Aprile 22, 2024

Che il viaggio inizi… nel mondo dei Think Tank

MONDO IN TRE MONDI

Viviamo in un mondo in tre mondi. Profondamente interrelati, quei tre mondi costituiscono il complesso che abitiamo. Si tratta, a mia valutazione, del mondo dell’innovazione e della connettività, del mondo del disagio e delle disuguaglianze, del mondo dei conflitti e dei muri. Sono le dinamiche storiche del nostro tempo.

Possiamo individuare un momento, certamente simbolico, nel quale il mondo ha tracciato una linea e cambiato direzione. Si tratta del 9 novembre 1989, la caduta del muro di Berlino e, pochi mesi dopo, l’implosione dell’Unione Sovietica. Molte delle dinamiche che allora esplosero erano già presenti prima (si pensi, solo a esempio, alla questione dello sviluppo nel rapporto tra “i” nord e “i” sud del mondo e alla questione demografica). Un fattore, invece, tracciò una linea netta: l’Occidente, Stati Uniti in testa, rimase senza nemico.

Simbolicamente, con il 9 novembre 1989, si avviò l’attuale fase del fenomeno che, semplicisticamente, chiamiamo globalizzazione ma, soprattutto, ci trovammo a fare i conti con la nascita della “rete”. Passati circa trent’anni, il globale non può più essere osservato, studiato e commentato in maniera separata perché, nel cambio di era che stiamo vivendo, tutto s’incrocia con tutto, nulla è a sé stante. Così, a ben guardare, abbiamo bisogno di un pensiero adeguato, complesso e critico, orientato alla decisione strategica.

La crisi dell’università, in questo mondo, si fa sempre più evidente. Ancora legata a vecchi schemi di separazione tra le discipline, l’università – senza voler generalizzare – non pratica la transdisciplinarità e fatica a formare professionalità in grado di comprendere, per cercare di governare, le complessità di un mondo nel quale l’imprevedibilità assume un ruolo sempre più rilevante. È per questo che una delle professionalità più richieste sarà, nel prossimo futuro, la capacità di elaborare scenari non previsti.

NELLA STORIA, NON SOLO NELLA CRONACA

L’informazione, molto spesso, è parte del problema. Non sto parlando di fake news, tema certamente importante ma antico (la disinformazione), ma della superficialità e della linearità dominanti. Come se, in un mondo come l’attuale, bastasse guardare i problemi dall’alto, cogliere gli aspetti solo evidenti e non, invece e soprattutto, andare alla ricerca di quelli emergenti. Pensiamo all’iceberg … noi ne vediamo la parte emersa ma quella più grande, e con la quale rischiamo di scontrarci, è quella che non vediamo …

L’informazione, purtroppo, rischia di parlarci del “gossip globale”, di illuderci in termini di comprensione del reale. Come possiamo agire politicamente, essere cittadini del mondo e del nostro Paese, se non conosciamo ? Quando usiamo l’espressione “siamo informati” dovremmo riflettere, capire cosa significa, domandarci se siamo davvero immersi nella realtà globale o se, invece, ci limitiamo a sfiorarne le complessità.

THINK TANK, SGUARDI & VISIONI

Laboratori di pensiero strategico, ormai diffusi in tutto il mondo, i think tank sono i luoghi nei quali si elaborano i contenuti delle agende di governo e dove, pur mantenendo la settorialità dell’approccio in termini di problemi e/o l’approfondimento di realtà particolari, si pratica il pensiero complesso e critico, si va nel profondo delle sfide e si cercano sintesi transdisciplinari in grado di permettere la decisione. Tutto questo vale non solo in politica ma in ogni realtà nella quale si decide. Le aziende, in particolare, devono fare i conti con logiche di mercato che, vinta (speriamo) la grande bugia dell’autoreferenzialità, si trasformano, diventano altra cosa da ciò che avevamo sperimentato fino  a pochi decenni fa. Come decidere in questo contesto, e come farlo in un mondo (in tre mondi) che cambia sempre più radicalmente e sempre più velocemente ?

Ci limitiamo, in questo contributo, a sottolineare la necessità di un approccio complesso, da think tank, considerando tre elementi: la tecnologia al centro e, con particolare attenzione all’anno che stiamo vivendo, le questioni – entrambe globali – della pandemia da COVID-19 e delle elezioni americane.

TECNOLOGIA AL CENTRO

Non dissociabile dal fattore umano, l’elemento tecnologico è ciò che ha posto in metamorfosi, e continua a farlo, tutte le nostre certezze consolidate. Perché tutto ciò che definiamo tecnologico implica trasformazioni profonde in ogni ambito della vita personale e collettiva: nel quadro dei valori, della cultura, della politica, del funzionamento dei sistemi istituzionali (si pensi alla deriva dello Stato nazionale e della democrazia liberale), dell’economia (si affermano nuove vie di capitalismo), dei sistemi giuridici (quali norme per la società digitale ?). Insomma, la tecnologia impatta sulle complessità e ne crea di nuove. Il fattore tecnologico è tanto affascinante quanto rischioso perché dipende di noi, perché – potremmo dire – la tecnologia siamo noi.

2020

Segnate in agenda: il 3 novembre 2020 cambierà il mondo ?

Dopo il 9 novembre 1989, le classi dirigenti del mondo, e molti intellettuali e analisti, si sono sforzati di capire come sarebbe cambiato il mondo o, quanto meno, in quale direzione sarebbe andato (ricordo, tra i molti, i lavori di Fukuyama sulla “fine della storia” e di Huntington sullo “scontro delle civiltà”). Oggi, posta la tecnologia come elemento centrale, torna ad affacciarsi nel dibattito il tema dell’”ordine mondiale”: si ventila, addirittura, l’argomento di una nuova “guerra fredda”.

Ciò che è chiaro è che nulla potrà più essere come prima. Dobbiamo prendere atto che i paradigmi politico-istituzionali novecenteschi, di governo della realtà, hanno fatto il loro tempo, si sono consumati come neve al sole. Il sistema americano, classicamente portato a esempio come “faro” di democrazia liberale, negli ultimi anni ha portato fuori tante contraddizioni che, lasciando stare l’ideologismo di maniera, mostrano le difficoltà di guardare oltre, di aprire prospettive davvero nuove. Il cambio di era chiede un “progetto di civiltà”: si è capito che la storia non finisce e la questione dei cambiamenti climatici (con annessa la gestione del territorio e il futuro delle città) è lì a dimostrarcelo. Occorrono nuove sintesi strategiche.

Con quale America faremo i conti dopo il 3 novembre 2020 ? E’ arduo pronosticarlo. Ciò che è chiaro è che si aprirà una partita fondamentale: tra continuare con un mondo muscolare o aprire a vie realistiche di multilateralismo cooperativo.

Il COVID-19 è anche un fatto politico, lo vediamo. Eppure la parola “pandemia” dovrebbe farci capire che il mondo è una unica casa. Invece, sembriamo andare nella direzione “ognun per sé e Dio per tutti”. Il COVID, insinuandosi come un nemico invisibile fuori dalle nostre “mascherine”, rappresenta anche l’ennesima possibilità di recuperare nuova socialità anche attraverso le tecnologie.

L’auspicio potrebbe essere che il 2020 rappresenti l’inizio di una stagione di consapevolezza. Non più tecnologia contro politica, non più antagonismi, ma l’inizio di una grande alleanza di volontà, di significati e di prospettive. Alleanza, naturalmente, che deve nutrirsi di capacità di mediazione, di sguardi complessi e di visioni di medio-lungo periodo.

ANDREW CARNEGIE

Quando consultiamo, per le nostre ricerche, le analisi pubblicate nel think tank Carnegie Endowment for International Peace, uno dei più importanti al mondo, si materializza il fantasma di Andrew Carnegie. Imprenditore e filantropo, Carnegie incarnò l’esempio di chi potremmo definire un “imprenditore illuminato”.

Come nasce un think tank ? Per diverse ragioni. Sono partito da qui, e porterò altri esempi in prossime riflessioni, per sottolineare come la storia di Andrew Carnegie possa esserci utile soprattutto oggi. Nessuno al mondo, qualunque sia il suo ruolo, può fare a meno di aprire lo sguardo alla dimensione globale. Questo magazine ne è un esempio e l’azienda che lo promuove ne è testimonianza.

Che il viaggio inizi …

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