martedì, Marzo 9, 2021

Rigenerazione urbana, Milano chiama Italia

Rilanciare l’economia grazie all’edilizia, abbinando il tema della rigenerazione urbana al tanto atteso Recovery Fund. Per dare un nuovo volto alle città, rendendolo moderne e iperconnesse. Un obiettivo ambizioso: intanto, il ministro delle Infrastrutture Paola De Micheli ha inviato una lettera/circolare a Regioni, Province, Comuni, Provveditorati, Anas e Rfi (cioè alle più importanti stazioni appaltanti italiane) sull’applicazione del Dl semplificazioni, per indurle ad applicare il provvedimento e ad accelerare i lavori nei cantieri. Il documento rappresenta non solo una esortazione, ma anche una ricognizione e un’interpretazione di alcune norme.

Per la rigenerazione urbana, l’esecutivo guidato da Giuseppe Conte punta a riorganizzare il complesso corpus normativo del settore delle costruzioni, per favorire in modo concreto la ripresa delle attività e lo snellimento delle procedure. In particolare, nel mirino ci sono le disposizioni finalizzate a ridurre il numero dei titoli abilitativi, a favorire i processi di demolizione e ricostruzione, ad eliminare la procedura dell’autorizzazione sismica preventiva, a disciplinare in modo più chiaro le procedure per la realizzazione delle opere di interesse statale, ad istituire il fascicolo del fabbricato, nel contesto di un sistema integrato del territorio che l’Agenzia del Catasto sta mettendo a punto, ad istituire il concetto di classe di rischio di una costruzione, in particolare quella sismica, con l’intento di incrementare la conoscenza del patrimonio edilizio, anche al fine della riduzione del rischio sismico, a favorire la sostenibilità delle costruzioni attraverso, ad esempio, l’impiego di materiali eco-sostenibili o di riciclo e la demolizione selettiva, e infine ad istituire la certificazione di sostenibilità degli immobili.

In Italia, l’area più interessata a queste misure oggi è quella milanese, che ha dato il via agli incontri sulla rigenerazione urbana, grazie alla stipula di una convezione tra la città metropolitana di Milano, la Fondazione e l’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della provincia di Milano per promuovere una collaborazione sulla formazione dei dipendenti pubblici dei comuni dell’area metropolitana e del capoluogo iscritti all’Ordine, con lo scopo di agevolare un interscambio di conoscenze per un più condiviso sapere tecnico e professionale. “Milano ha così consolidato anche la consapevolezza dei vantaggi della dimensione metropolitana. Nonostante infatti il ritardo con cui il sistema amministrativo italiano è giunto a definire il livello di governo metropolitano, Milano sviluppa una coscienza collettiva della sua dimensione di metropoli. Agli Osservatori istituzionali si sono affiancati studi e ricerche promossi da portatori di interessi che indagano oltre i loro campi di intervento, in una sorta di community focalizzata sui vantaggi che l’immagine complessiva di una città performante può generare sugli specifici settori dell’economia”, dice Arianna Censi, vicesindaca della Città metropolitana di Milano. Dal fronte delle imprese del settore, il presidente di Ance, l’Associazione Nazionale costruttori edili, Gabriele Buia, afferma con chiarezza: “Le risorse del Recovery Fund devono finanziare la rinascita di infrastrutture, città e territori in chiave di sviluppo sostenibile. Altrimenti il Paese rischia di essere fuori dai giochi. Sono troppi, infatti, i blocchi decisionali che si sono accumulati in questi anni, e che vanno definitivamente scardinati, perché non è pensabile andare avanti solo con soluzioni tampone, condivisibili in funzione anti-crisi ma non per disegnare una prospettiva futura per le prossime generazioni. Normative incompiute, centri decisionali intoccabili, pareri e competenze sovrapposte, decisioni prese sul filo di un emendamento presentato all’ultimo minuto. Così non va. Non è accettabile impiegare 5 anni per aprire un cantiere da 5 milioni e 3 per avviare un’opera da 200mila euro. Sono anni che le risorse per il dissesto idrogeologico non vengono spese, tra procedure farraginose e carenze progettuali. Serve poi un piano di efficienza della pubblica amministrazione, altrimenti lo smart working si trasformerà in un no-working, fatto di tempi dilatati, attese infinite, disagi per cittadini e imprese”. È da parte del presidente di Assoimmobiliare Silvia Maria Rovere si sottolinea il bisogno di considerare “gli interventi di rigenerazione urbana e di sviluppo sostenibile delle città una priorità per la ripartenza dell’Italia, ponendoli al centro delle azioni previste dal Piano nazionale di Ripresa e Resilienza da presentare all’Unione Europa per accedere alle risorse del programma Next Generation Eu. La rigenerazione urbana rappresenta non solo una straordinaria occasione per ripensare le nostre città e rimettere al centro il benessere delle persone, ma anche una grande opportunità di rilancio economico per il Paese. Gli interventi su vasta scala possono dare un impulso fondamentale alla ripresa economica, riattivando importanti filiere del Made in Italy, con un contributo sostanziale a livello occupazionale. Sono questi gli effetti che potremmo generare attraverso uno sviluppo sostenibile delle città, non solo in termini di riqualificazione degli edifici degradati o dismessi, ma quale metodologia consolidata per interventi da attuare su tutto il patrimonio edilizio esistente a livello nazionale, preservandone così anche il valore economico, a beneficio degli investitori istituzionali e privati.

In questa complessa fase storica, la fiducia di famiglie e imprese è più che mai necessaria per una ripartenza e proprio attraverso una rinascita delle nostre città potrebbe riprendere forza. Per questa ragione pubblico e privato devono lavorare insieme, per rispondere ai nuovi bisogni abitativi e di vita degli italiani”. Per Rovere, “come emerge anche da una indagine commissionata a Swg, abbiamo infrastrutture per la mobilità insufficienti e città che non rispondono più alle nostre reali necessità, con edifici che inquinano e comportano consumi energetici elevati e una manutenzione costosa, e questo soprattutto nelle periferie. La pandemia si sta dimostrando un acceleratore di cambiamenti anche dal punto di vista dell’abitare e del lavoro, considerato che anche in futuro, superata l’emergenza, il campione intervistato dichiara che vorrebbe continuare a lavorare un paio di giorni alla settimana da casa. Tutto ciò conferma che il futuro modello di città dovrà essere policentrico”.

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