venerdì, Giugno 18, 2021

LA SCIENCE OF WHERE E UN PROGETTO DI CIVILTÀ

Come ho già avuto modo di notare su queste pagine, è l’innovazione ad avere posto in metamorfosi (qualcosa di diverso dal cambiamento) tutti i paradigmi interpretativi e operativi che abbiamo ereditato dal ‘900 e che si riferiscono a un mondo che non c’è più.

Tante volte ci domandiamo chi siamo e chi stiamo diventando. Sono questioni fondamentali, che è bene porsi. Altrettanto, però, val bene domandarsi: dove siamo e dove saremo ? Senza accorgercene, pressoché naturalmente, oggi siamo ovunque: e questo avviene grazie alla tecnologia.

L’uomo, ciascuno di noi, è pienamente dentro al grande progresso che sta caratterizzando la nostra fase storica, un tempo nel quale l’”oltre” è alla nostra portata, è “già” presente. Ma, con tutta evidenza, in molti non hanno ancora elaborato i nuovi paradigmi, quelli che consentono loro di essere soggetti-di-storia e non soggetti-alla-storia (di altri).

I bambini capiscono l’innovazione del “where”. Perché la digitalizzazione dei nostri percorsi nel mondo colpisce immediatamente le menti libere e aperte al salto nel mondo che si trova, direbbe Piero Bassetti, al di là dello specchio di Alice. La Science of Where ripensa la geografia classica e ci tuffa dentro le dinamiche storiche, permettendoci cose fino a pochi anni fa inimmaginabili, ma non sostituisce l’apporto umano, tanto meno lo cancella. Chi pensa questo non ha capito la tecnologia ed è “vittima” di un pensiero antagonista. Serve, invece, un pensiero critico.

Si lavora “nella” Science of Where. Si pensi alla pandemia, o anche al futuro delle città. È in un “where” ripensato che possiamo cogliere i bisogni, velocizzare le procedure, garantire il ben-essere di popolazioni sempre più sfiduciate, provare a ripensare relazioni umane che non saranno virtuali ma più umane attraverso la tecnologia.

Solo il mix tra chi siamo, chi diventiamo, dove siamo e dove saremo è utile per immaginare un “progetto di civiltà”. Che sia su Marte o nel nostro quartiere, il terzo millennio della storia umana sarà caratterizzato dalla coesistenza tra uomini e macchine. Ciò che fa la differenza, e che sempre di più la farà, è il principio di responsabilità: è quello, infatti, che qualifica la nostra libertà.

Il “progetto di civiltà” tocca tutti gli ambiti delle nostre vite personali e in comune. Grazie a The Science of Where magazine possiamo viaggiare nei think tank, laboratori di pensiero per l’azione e per la decisione che mostrano, attraverso la riflessione e l’analisi, i mondi che si aprono attraverso l’innovazione. Così scopriamo la metamorfosi dell’educazione e della formazione, del lavoro, delle dinamiche nelle città e nei territori, delle prospettive di governo, della resilienza degli Stati e delle democrazie, del capitalismo, delle relazioni internazionali. Scopriamo altresì, in tempi di pandemia, quanto sia importante valorizzare le nostre tradizioni e i nostri valori: ma occorre farlo in chiave progettuale, non nostalgica o semplicisticamente ideologica, rivitalizzando ciò che ci portiamo dentro e dandogli nuovi sensi e nuovi significati. La tecnologia è il nostro nuovo appoggio, ciò che ci consente di essere più umani.

Questa riflessione è solo la prima di una serie. Qui non si vuole elogiare la tecnologia in maniera acritica (ben conosciamo i rischi) ma contribuire a creare una strategia complessa nell’oltre. Come i bambini, accettiamo il rischio di mettere un piede in territori inesplorati: l’innovazione apre scenari imprevisti, il rischio le appartiene. Noi siamo innovazione e, dunque, noi siamo la nostra imprevedibilità e il nostro rischio.

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