mercoledì, Settembre 28, 2022

CINGOLANI, IL FUTURO DELL’ECONOMIA CIRCOLARE È ADESSO

Roberto Cingolani, ministro della Transizione ecologica nel governo presieduto da Mario Draghi, sta puntando l’obiettivo sul riutilizzo dei materiali: nel mirino i rifiuti, innanzitutto, ma non solo. In occasione del Rapporto 2021 sull’economia circolare in Italia, realizzato dal Cen, Circular Economy Network, in collaborazione con Enea, giunto alla sua terza edizione, Cingolani ha elencato alcune delle sue priorità: “Nell’emergenza climatica che stiamo vivendo, con le organizzazioni internazionali che stanno spingendo su decarbonizzazione, per un veloce ripristino dei valori naturali del nostro ambiente, la circolarità diventa uno strumento essenziale. E devo dire che l’Italia è una nazione guida nella circolarità. Ricicliamo quasi il doppio del totale dei rifiuti rispetto alla Comunità europea, abbiamo un tasso di circolarità che è di circa il 30% maggiore del resto d’Europa. L’intera economia circolare muove numeri importanti: parliamo di più di 210mila operatori del settore, 70 miliardi di euro di fatturato all’anno. In parte questo è dovuto alla visione italiana, forse riciclare è proprio nelle nostre radici culturali e questo ci ha portato ad avere un ruolo di leadership. Ora dobbiamo potenziare questa nostra capacità. Il Recovery è uno degli strumenti che abbiamo per aumentare la nostra capacità, rimanere leader e diventare nazione guida anche a livello mondiale”.

Per Cingolani, “se guardiamo al nostro sistema produttivo, l’industria metallurgica ha messo in atto delle capacità di processi circolari elevatissime. Abbiamo però dei settori dove possiamo fare di più e che potrebbero avere degli impatti estremamente positivi. Il settore della plastica in questo momento è uno dei settori che oltre a essere importante e necessario per la nostra economia, potrebbe diventare anche uno dei settori più attrattivi a livello globale. Sappiamo tutti quanto sia complesso il ciclo di smaltimento della plastica tanto che abbiamo un problema enorme di microplastiche negli oceani, evidenze chiare che i grandi fiumi soprattutto nelle regioni est sono grandi vettori di plastiche che vengono trasportate in paesi che poi li riversano nei mari. E questo va a toccare la nostra alimentazione, la flora, la fauna marina, il benessere degli oceani che sono una parte
fondamentale dell’ecosistema. Qui c’è da fare molta ricerca e innovazione, abbiamo eccellenti capacità nel nostro Paese sulla plastica, dobbiamo potenziare le nostre capacità, dobbiamo anche essere una nazione pioniera in termini di tecnologie nuove che ci consentano di adottare normative sempre più protettive nei confronti dell’ambiente senza mettere in ginocchio un settore che dà una quantità di lavoro enorme trasversale”.
Per il ministro “si potrebbe dire lo stesso della filiera della carta, anche lì abbiamo margini di miglioramento e in altri settori, partendo da un’idea dell’Italia come una nazione molto ben organizzata nel ciclo del rifiuto. L’Europa ci ha dato una indicazione chiara, nel prossimo decennio dobbiamo arrivare a un 25 % di umido che possa essere riutilizzato, una minima quantità al massimo il 10% in discarica e un 60-65% che dovrà essere differenziato e questo richiederà studio e regole precise e probabilmente molte tecnologie che ora sono in fase di sviluppo. L’auspicio è che con la sensibilità che abbiamo dimostrato finora come Paese si continui a investire, ricercare soluzioni sempre migliori, e che il Recovery Fund diventi strumento per accelerare e migliorare le nostre capacità in questa direzione. E che veramente l’Italia diventi nel prossimo decennio Paese leader non solo a livello europeo ma mondiale”.

A fianco del ministro Cingolani c’è uno storico protagonista dell’ambientalismo italiano, Edo Ronchi, ex titolare del dicastero dell’Ambiente nei governi Prodi e D’Alema, oggi presidente del Cen, Circular Economy Network, che afferma: “Presi dalle emergenze, in Italia stiamo sottovalutando la portata del cambiamento europeo in atto verso l’economia circolare. La sfida più importante che abbiamo ora di fronte è la definizione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il nuovo governo e in particolare il nuovo Ministero della Transizione ecologica hanno il compito di migliorare e completare l’attuale bozza: bisogna rafforzare le misure per l’economia circolare. Occorre assegnarle un ruolo strategico nel Piano nazionale per la Transizione ecologica. Nella corsa verso un nuovo modello
circolare il nostro Paese è tra i paesi leader in Europa, ma stiamo perdendo posizioni. E’ un’occasione che non possiamo mancare, non solo per l’ambiente ma anche per la competitività delle aziende italiane. Il Pnrr può dare pertanto una spinta importante per superare gli ostacoli che frenano l’innovazione e valorizzare al meglio le potenzialità italiane, e per la ripresa degli investimenti e dell’occupazione”.

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