lunedì, Giugno 24, 2024

L’UMANISTA PLANETARIO

Edgar Morin è una figura centrale nel dibattito pubblico. Intellettuale indisciplinato e transdisciplinare, è entrato nella mia vita con la forza dell’umiltà e del progetto.

Oggi che siamo tecnologicamente avanzati, Morin ci aiuta a ri-fletterci nei temi fondamentali, nel profondo di “chi/dove siamo” e di “chi/dove diventiamo”. Per chi, come lui, sta per raggiungere i 100 anni, il tempo non si conta: le idee, infatti, sono immortali e quelle vere rompono una cultura ancora imprigionata nella ossessione della linearità, della certezza, della prevedibilità, della misurabilità, della razionalità “armata”.

La scheda del libro

Proprio in questo tempo di interconnessione planetaria, grazie a Morin possiamo riscoprire il “destino planetario” che ci lega. Abbiamo bisogno di uno sguardo largo, laterale, critico, visionario, complesso, capace di mostrarci la complessità della vita e le complessità delle vite. Dobbiamo intraprendere un cammino che si fa nel farsi: esso è costellato d’imprevedibilità, di relazioni, di nuovi inizi. Il destino planetario è un’esperienza, quella di noi umani in ricerca.

Volentieri, da quando frequento intellettualmente l’amico Edgar, amo metterlo in dialogo con un altro gigante del pensiero: Raimon Panikkar. Costui mi colpì, anni fa, attraverso la parola “inter-in-dipendenza”: siamo liberi in quanto siamo dipendenti, legati dal vincolo progettuale di essere parte del tutto (la lezione di Pascal), inseparabili. Siamo, pertanto, inseriti in un disegno-destino planetario che ciascuno di noi incarna in maniera unica e irripetibile.

100 italiani, tra i quali il sottoscritto, hanno accolto l’invito di Mauro Ceruti a scrivere di Morin. Il 25 giugno, per Mimesis, esce il volume collettivo intitolato “Cento Edgar Morin” che, come un grande affresco, cerca di raccontare il grande filosofo e sociologo francese. Qualcosa resterà non detto: d’altronde, Morin ci ha insegnato a lasciarci sorprendere dalla vita.

 

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