martedì, Settembre 28, 2021

DALL’ANTROPOCENE ALL’ANTROPOLOGIA DELLO SPAZIO

Il passaggio dell’umanità sul nostro pianeta sta imponendo una trasformazione unica: mai nessun altro essere vivente è riuscito a trasformare il pianeta quanto l’uomo. Per riconoscere tale passaggio basta osservare dallo spazio le luci che illuminano il nostro pianeta e che sono dovute all’attività umana. Tutto questo è avvenuto grazie a un elemento che ha sempre contraddistinto la nostra specie: la voglia di conoscenza e la ricerca della tecnologia.

Quest’anno, durante la conferenza Esri negli USA. c’è stato un bellissimo intervento di Paul Salopek che ci ha parlato del suo viaggio nell’Antropocene, tracciando e ripercorrendo il viaggio che l’uomo ha fatto sul nostro pianeta dal Corno d’Africa alla Terra del Fuoco. Questo viaggio, georeferenziato e consultabile in una efficace StoryMap, è anche un viaggio accompagnato dalla tecnologia. Nel suo viaggio, infatti, è evidente come l’uomo abbia usufruito delle risorse del pianeta e che, più che ogni altro essere vivente, lo abbia trasformato a suo uso e consumo: è altrettanto evidente come la cultura sia ancora in “trasformazione” in alcuni luoghi del pianeta.

In un documentario realizzato da Pasolini nei primi anni 70 in Yemen, ricordo che veniva ripreso l’uomo spaventapasseri che, con lunghissime fruste animate manualmente, allontanava gli uccelli che mangiavano la produzione agricola. A guardarlo oggi, sembra trattarsi di un documento che rappresenta una conoscenza tecnologia antica e arcaica: eppure mi hanno raccontato che, non più tardi di 10 anni fa, erano scene ancora presenti nella campagna yemenita.

Contemporaneamente l’uomo sta andando oltre e già oggi egli vede come sfruttare e conquistare anche gli spazi oltre il nostro pianeta, una corsa verso il futuro che trascinerà tutto il genere umano. Recentemente su Youtube ho rivisto un bellissimo intervento di Piero Angela fatto durante un TEDx sul “Perché l’innovazione è più importante della politica”: suggerisco a tutti di vedere questo intervento perché, così, sarà di più facile lettura anche l’intervento di Salopek. Quello di Piero Angela è un “viaggio” che ci aiuta a capire come l’uomo si sia evoluto grazie alla innovazione e alla tecnologia.

L’uomo ha bisogno, oltre che dei divulgatori, anche e soprattutto di visionari: gli uni non possono fare a meno degli altri. Così come, nel passato, i grandi scienziati andavano di pari passo con i grandi pensatori, nostri “interpreti” culturali.  Trovare questi “interpreti” non sempre è facile. Piero Angela è sicuramente tra questi ma ne esistono molti altri, a volte meno conosciuti. Una persona che ha sicuramente compreso il mondo della politica, e che continua a ricercare in esso, è Piero Bassetti e lo ha evidenziato nel suo libro “Oltre lo specchio di Alice”.

Chi opera nel mondo tecnico-informatico  ha questa “consapevolezza” e ne ha fatto il suo business: a volte, però, si fatica a divulgarla nel modo opportuno. Noi di Esri, nel nostro piccolo, cerchiamo di farlo anche in queste pagine.

L’uomo, nella sua corsa dall’Antropocene allo Spazio, ha uno scopo molto più “alto”, perché lì è il nostro vero futuro. Fuori dal nostro pianeta troveremo nuovi orizzonti e anche una nuova economia. Se i tre uomini più ricchi del pianeta stanno investendo nello spazio, un motivo c’è. Ricordo un noto aforisma che dice: “Se qualche volta vedi saltare dalla finestra un banchiere svizzero, salta dopo di lui. Di sicuro c’è qualcosa da guadagnare” e questo lo possiamo ricollegare oggi a Bezos, Musk, Branson e allo spazio. Non dobbiamo vedere la conquista dello spazio solo fine a se stessa, oggi abbiamo capito sempre di più che è il nostro futuro economico: per sviluppare e migliorare il nostro pianeta occorre scoprirne altri.

Oggi sembra quasi inopportuno parlare di questo futuro con una pandemia che sembra legarci a un  passato che ci ha spaventati e che ci ha chiusi in un lungo lockdown e dal quale non riusciamo ancora a liberarci. Gli unici spiragli che ci vengono arrivano dalla conoscenza e dalla tecnologia. Come sottolinea Rita Cucchiara in un recente saggio, l’intelligenza non è artificiale: si tratta di comprendere che, da sempre, l’uomo si è aiutato – per vivere meglio – con strumenti tecnologici più o meno avanzati per migliorare progressivamente la sua intelligenza.

Allora, per concludere, non rimaniamo legati al mondo della caverna ma… andiamo verso la luce!

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