venerdì, Febbraio 23, 2024

LA “SCIENZA DEL DOVE” PER LA PACE

E’ forte il richiamo di Papa Francesco nel messaggio ai partecipanti al G20 Interfaith Forum 2021 (7 settembre 2021). Così conclude il Santo Padre: Pace, una parola chiave nell’attuale scenario internazionale. Una parola di fronte alla quale «non possiamo essere indifferenti o neutrali». Pace: una “quarta p” che si propone di aggiungere a people, planet, prosperity, nell’auspicio che l’agenda del prossimo G20 ne tenga conto in una prospettiva che sia la più ampia e condivisa possibile, perché solo insieme si possono affrontare problemi che, nell’interconnessione odierna, non riguardano più qualcuno, ma tutti. Penso anche al clima e alle migrazioni. Davvero non è più tempo per alleanze degli uni contro gli altri, ma per la ricerca comune di soluzioni ai problemi di tutti. I giovani e la storia ci giudicheranno su questo. (…)

Nell’attuale interconnessione delle crisi, complessità inestricabile, la tecnologia gioca un ruolo fondamentale. Il Papa dà alla Pace una interpretazione molto profonda, di qualcosa che lega l’umanità nel suo destino planetario: non una semplicistica assenza di guerra.

Certo le tecnologie, la storia ce lo insegna, sono state spesso utilizzate contro la Pace, in una prospettiva di guerra anche finalizzata alla distruzione dell’umanità e del pianeta. D’altronde, nulla di ciò che l’uomo pensa, inventa e costruisce è neutro. È la prospettiva della complessità, quella che ci fa dire che bene e male si compenetrano, che la speranza dell’uomo diventa sostanziale laddove l’uomo stesso vive, soffre, gioisce. E non è una speranza a costo zero perché esige competenze e passione e la capacità di ri-trovare i limiti del nostro agire.

È nel “dove” dell’esperienza umana che possiamo individuare soluzioni per migliorare il benessere dell’umanità e per ri-costruire il legame di ogni uomo con gli altri uomini e con il pianeta inteso come “insieme complesso”. Oggi le soluzioni della “scienza del dove” rappresentano una frontiera già presente, ed in continua evoluzione, per fare i conti con la necessità di organizzare e governare l’infinità di dati che l’uomo-in-mobilità produce. Ne va, lo vediamo ogni giorno, della possibilità di pre-venire i disastri naturali che si verificano, molto spesso per mano dell’uomo, per migliorare la qualità dei servizi per il bene comune e per rendere più giusta la convivenza nelle nostre città.

Soprattutto in questo periodo di pandemia, nel quale le disuguaglianze sono aumentate pericolosamente e mettono in gioco la coesione delle nostre società, investire culturalmente e politicamente sulle tecnologie della “scienza del dove” è indice di un talento che guardi a nuovi inizi della storia che mettano al centro le quattro P evocate da Francesco.

 

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