domenica, Aprile 14, 2024

LA “SCIENZA DEL DOVE” E IL PENSIERO LATERALE

In quanto tale, l’innovazione tecnologica apre continuamente scenari inediti. Essa, infatti, rompe gli equilibri esistenti in linea con la realtà che evolve. E’ questa natura della tecnologia che ci vincola a essere creativi, a spostare l’asse del nostro pensiero.

Ciò che ci appariva chiaro in una logica lineare, improvvisamente non lo è più. In un mondo sempre più complesso, infatti, l’evoluzione e la interrelazione delle sfide ci collocano sulla porta di nuovi inizi e ci dicono, nei fatti, che non valgono più i paradigmi che utilizzavamo nel mondo che è alle nostre spalle.

Serve pensiero laterale, creativo, critico, complesso, sistemico. Sono tutti aggettivi che troviamo nei “dove” della nostra vita sempre più immersi in sfide “glocali” e sempre meno prevedibili e governabili rimanendo in ciò che è stato e non “aggiornando” le nostre riflessioni e i nostri strumenti operativi.

Per questo sosteniamo che la “scienza del dove” è, oltre che una grande possibilità di soluzioni tecnologiche (dal governo delle città e dei territori, alla cura dell’ambiente naturale, all’agricoltura di precisione, alla difesa, alla sicurezza e fino allo spazio), uno straordinario asset culturale e politico.

La “scienza del dove” permette a diverse competenze di ri-trovarsi in dialogo. E’ una tecnologia di realtà, potremmo dire una “tecnologia impegnata” nel vivente. Essa, lavorando sui dati della nostra mobilità, vive nelle complessità di ciò che siamo e di ciò che organizziamo e costruiamo: le prospettive apocalittiche, tipiche del pensiero antagonista, di macchine che sostituiranno l’uomo, nella “scienza del dove” si cancellano ri-componendo la relazione virtuosa tra l’uomo e l’innovazione (essendo l’uomo soggetto della stessa).

Attraverso la “scienza del dove”, allora, il pensiero laterale si ri-forma nella continua creazione dei nostri contesti, sempre mediando tra spinte globali e locali e privilegiando l’efficienza e la sostenibilità.

Cooperativa e competitiva, la “scienza del dove” ci permette di costruire cultura della tecnologia attraverso il pensiero laterale e di alimentare ciò che oggi è più che mai necessario: i percorsi di una politica progettuale.

 

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