lunedì, Giugno 27, 2022

LA CRISI RUSSO-UCRAINA CHIEDE UNA SOSTANZIALE SOLIDARIETA’ TRANSATLANTICA

The Science of Where Magazine incontra Maurizio Melani, Ambasciatore, Professore straordinario di relazioni internazionali, già Direttore generale presso il Ministero degli Esteri e già Rappresentante italiano nel Comitato Politico e di Sicurezza dell’Unione Europea.

Ambasciatore Melani, l’ “invasione” russa in Ucraina significa il fallimento dell’opzione diplomatica ? 
Di fronte alla volontà di un aggressore che rifiuta l’opzione diplomatica, se non alle sue condizioni, è inevitabile che questa fallisca. La Francia, la Germania e l’Italia si erano illuse che si potesse trovare una intesa basata sugli accordi di Minsk e sui principi dell’OSCE. Ma Putin voleva altro. E cioè, dopo aver negato una identità ucraina nel suo discorso del 21 febbraio, avere l’Ucraina controllata dalla Russia e recuperare quanto quest’ultima aveva perso con il collasso dell’URSS. Ha mosso il primo passo. Vedremo quali saranno i prossimi e quali saranno le capacità dissuasive che la NATO e l’Unione Europea potranno mettere in campo.
 
C’è un punto, secondo lei, oltre il quale Putin non andrà ?  
Putin non andrà oltre certe soglie  se avrà la percezione che le reazioni nei suoi confronti sono credibili e quindi effettivamente dispiegabili. Se non sono praticabili quelle militari classiche occorre che quelle economiche lo siano, ed anche quelle proprie di una querra ibrida. Se fosse lanciato un distruttivo attacco cyber contro un paese baltico membro della NATO cosa farebbe l’Alleanza? Spero che avremmo sufficienti capacità di difesa e che saremmo pronti a reagire anche se, allo stato attuale delle conoscenze tecnologiche, potrebbero essere difficili attribuzioni precise dei responsabili dell’attacco tali da far accettare da tutti i paesi membri l’applicazione dell’art. 5 della NATO.
 
Quali sono i principali limiti delle posizioni espresse dall’Occidente (Stati Uniti, UK ed Europa) in questa fase difficile ? Possiamo dire che l’Occidente ha marciato diviso per interessi strategici diversi se non divergenti ? E ora, ci sarà unità d’intenti ? E che dire dell’aspetto economico delle sanzioni ? 
L’Occidente, a parte alcune stonature all’interno di alcuni paesi, ha mostrato unità a livello declaratorio ma la deterrenza non è stata ritenuta credibile. Non parlerei di interessi strategici divergenti ma di diversità dei costi che i diversi paesi dovrebbero affrontare se si vuole veramente colpire l’aggressore. Sanzioni veramente “terribili” come sono state annunciate devono colpire la Russia in ciò che per lei è più importante, e cioè l’esportazione di idrocarburi che sostiene un quarto del suo PIL e quasi la metà delle sue entrate fiscali. Ma questo avrebbe gravi conseguenze per gli europei ed in particolare per alcuni di essi come l’Italia e la Germania. Poche per gli Stati Uniti che sono autosufficienti e sono in grado di esportare gas ma a prezzi superiori a quelli del gas russo. Una effettiva solidarietà transatlantica, assolutamente necessaria in questa fase, dovrebbe comportare una disponibilità americana a fornire gas liquefatto a prezzi analoghi a quelli russi con uno sforzo da parte dei poteri pubblici a calmierarli con adeguati interventi finanziari, assieme ad un maggiore impegno dell’UE per la propria difesa. E’ molto difficile nelle condizioni in cui si trovano gli Stati Uniti ma credo che sia necessario per ridare credibilità alla nostra deterrenza e su tale base riaprire un dialogo negoziale da posizioni che non siano di debolezza.
 

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