lunedì, Maggio 16, 2022

TRA EUROPA E USA PIU’ COOPERAZIONE TECNOLOGICA. Intervista esclusiva a Robert Atkinson, fondatore e presidente di ITIF

Sommario: La richiesta USA all’ Europa di aprire di più alle tecnologie americane per contrastare l’avanzata della Cina. Intervista in inglese e italiano.

English version:

The Science of Where Magazine meets Robert D. Atkinson, founder and president of the ITIF | Information Technology and Innovation Foundation, the world’s leading think tank for science and technology policy. He is an internationally recognized scholar, a widely published author, and a trusted adviser to policymakers, with expertise in the broad economics of innovation.

 

In such a complicated historical moment, while we are trying to get out of the pandemic and in the midst of the war in Ukraine, a new transatlantic cooperation appears decisive. How, through the TTC, can this collaboration be strengthened? 

Russia’s war on Ukraine has served as a wake-up call for Europe that the world is not a mostly harmonious place where conflicts can be resolved by summit meetings.  As such, it appears that EU officials have a stronger and clearer sense of the importance of the United States in defending freedom and the global order. Whether this new awakening will translate into stronger technological and economic cooperation remains to be seen. Many in Europe still see American tech companies as a larger threat than Chinese, and many embrace the destructive notion of “digital sovereignty” where Europe enlists a host of protectionist tools to limit the ability of U.S. digital firms to effectively participate in the EU market.  Putins attack on the sovereign state of Ukraine will hopefully serve as a wake-up call that the United States and Europe must deepen cooperation across a host of areas, including technologically.

 Technology is certainly the element that is radically transforming the world. It is a complex mosaic of great competition: what are the strategic spaces for cooperation? 

The real threat to the EU and the United States when it comes to technology competition comes from China. That means that the EU needs to ends its “attacks” on U.S. technology companies so both the EU and U.S. can work more closely together to limit the advantage China gains from its vast array of predatory technology and economic policies. Moreover, it’s time for more proactive EU-U.S. cooperation when it comes to research and development, in areas such as 6G wireless, quauntum computing, clean energy and semiconductors.

China represents, for everyone and at the same time, a great opportunity in terms of the market and a great risk. Maybe because we don’t know it: are we in a new “cold war”? what horizons do you see? 

 We have been in the new cold war since at least 2013 when Xi Jinping came to power, and the “war” was started by China. Stealing intellectual property, forcing technology transfer for market access, closing access to their markets for key products, and massively subsidizing national champions are all tools of economic warfare. The U.S. and the EU have shown that they can cooperate with export controls and other economic sanctions to make the price Putin will pay for his aggression high. But will the EU cooperate with the United States to impose a price on China for its economic aggression. Too many in Europe only see euro signs when they look to China, but the reality is that market access for many European products, including automobiles, pharmaceuticals and machine tools will likely dry up over the next decade or two as China gains self-sufficiency.

What is happening in Ukraine confronts us with fundamental questions about the future of the world. Can technological innovation help to give a decisive push for peace?

I don’t believe that will be the case. Putin’s attack on Ukraine had nothing to do with technology. China’s potential attack on Taiwan, if it happens, will have nothing to do with technology. Ultimately, technological innovation is the driver of increased living standards, and as a rule, the richer countries are, the less willing they are to attack other nations. But that development is many decades away, at best.

Italian version: 

The Science of Where Magazine incontra Robert D. Atkinson, fondatore e presidente di  ITIF | Information Technology and Innovation Foundation. Robert è un esperto internazionalmente riconosciuto. 

In un momento storico così complicato, mentre si cerca di uscire dalla pandemia e nel bel mezzo della guerra in Ucraina, appare decisiva una nuova cooperazione transatlantica. Come, attraverso il U.S.-E.U. Trade and Technology Council (TTC), si può rafforzare questa collaborazione?

La guerra della Russia contro l’Ucraina è servita da campanello d’allarme per l’Europa sul fatto che il mondo non è un luogo per lo più armonioso in cui i conflitti possano essere risolti da riunioni al vertice. In questa situazione, sembra che i funzionari dell’UE abbiano un senso più forte e più chiaro dell’importanza degli Stati Uniti nella difesa della libertà e dell’ordine globale. Resta da vedere se questo nuovo risveglio si tradurrà in una più forte cooperazione tecnologica ed economica. Molti in Europa vedono ancora le aziende tecnologiche americane come una minaccia più grande di quella cinese e molti abbracciano la nozione distruttiva di “sovranità digitale” in cui l’Europa si avvale di una serie di strumenti protezionistici per limitare la capacità delle aziende digitali statunitensi di partecipare efficacemente al mercato dell’UE. Si spera che l’attacco di Putin allo stato sovrano dell’Ucraina serva da campanello d’allarme sul fatto che gli Stati Uniti e l’Europa devono approfondire la cooperazione in una serie di aree, anche dal punto di vista tecnologico.

La tecnologia è  l’elemento che sta trasformando radicalmente il mondo. È un mosaico complesso di grande concorrenza: quali sono gli spazi strategici per la cooperazione?

La vera minaccia per l’UE e gli Stati Uniti quando si tratta di concorrenza tecnologica viene dalla Cina. Ciò significa che l’UE deve porre fine ai suoi “attacchi” alle società tecnologiche statunitensi in modo che sia l’UE che gli Stati Uniti possano collaborare più strettamente per limitare il vantaggio che la Cina ottiene dalla sua vasta gamma di tecnologie e politiche economiche predatorie. Inoltre, è tempo di una cooperazione UE-USA più proattiva nei campi  della ricerca e dello sviluppo e in settori quali wireless 6G, calcolo quantistico, energia pulita e semiconduttori.

La Cina rappresenta, per tutti e allo stesso tempo, una grande opportunità in termini di mercato e un grande rischio. Siamo in una nuova “guerra fredda”? Quali orizzonti vedi?

Siamo nella nuova guerra fredda almeno dal 2013, quando Xi Jinping è salito al potere, e la “guerra” è stata iniziata dalla Cina. Rubare la proprietà intellettuale, forzare il trasferimento di tecnologia per l’accesso al mercato, chiudere l’accesso ai loro mercati per prodotti chiave e sovvenzionare massicciamente i campioni nazionali sono tutti strumenti di guerra economica. Gli Stati Uniti e l’UE hanno dimostrato di poter cooperare con i controlli sulle esportazioni e altre sanzioni economiche per rendere alto il prezzo che Putin pagherà per la sua aggressione. Ma l’UE coopererà con gli Stati Uniti per imporre un prezzo alla Cina per la sua aggressione economica? Troppi in Europa vedono solo i profiitti quando guardano alla Cina, ma la realtà è che l’accesso al mercato per molti prodotti europei, comprese automobili, prodotti farmaceutici e macchine utensili, probabilmente si esaurirà nel giro di uno o due decenni quando la Cina guadagnerà l’autosufficienza.

Ciò che sta accadendo in Ucraina ci pone di fronte a domande fondamentali sul futuro del mondo. L’innovazione tecnologica può aiutare a dare una spinta decisiva alla pace?

Non credo che sarà così. L’attacco di Putin all’Ucraina non ha nulla a che fare con la tecnologia. Il potenziale attacco della Cina a Taiwan, se accadrà, non avrà nulla a che fare con la tecnologia. In definitiva, l’innovazione tecnologica è il motore dell’aumento del tenore di vita e, di norma, più i paesi  sono ricchi e meno sono disposti ad attaccare altre nazioni. Ma quello sviluppo è lontano molti decenni, nella migliore delle ipotesi.

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