giovedì, Maggio 30, 2024

SVILUPPO TECNOLOGICO. VERSO UNA NUOVA ‘GUERRA FREDDA’ TRA USA E CINA ?

Edward Alden (Washington Raises Stakes in War on Chinese Technology) scrive dell’allargamento della competizione tecnologica tra USA e Cina.

L’Autore evidenzia le contraddizioni tra le dichiarazioni del Secretario di Stato Blinken a maggio 2022 (The United States is not looking for a new Cold War with China, U.S. Secretary of State Antony Blinken said in a major speech on foreign policy in May. “We don’t seek to block China from its role as a major power, nor to stop China—or any country—from growing their economy or advancing the interests of their people.”) e i successivi provvedimenti adottati dall’Amministrazione Americana.

Poniamo alcune domande all’attenzione del lettore:

  • il mondo ha bisogno di una nuova ‘guerra fredda’ ?;
  • limitare lo sviluppo di un altro Paese (per quanto grande come la Cina) è un’operazione che va nella direzione della sostenibilitàà politico-strategica del mondo ?

Se non vi è dubbio che l’innovazione tecnologica e la corsa all’accaparramento delle materie prime strategiche rappresentano uno dei ‘campi di battaglia’ del XXI secolo, la separazione dei mondi non ci pare condurre verso una pacificazione (pur nella competizione) delle relazioni internazionali.

Il nostro tema è che, nell’attuale situazione globale, occorre rimettere in campo le ragioni del dialogo, del negoziato e lavorare per una ‘competizione cooperativa’. Se gli interessi nazionali sono importanti, se non decisivi, le scelte che vediamo vanno nella direzione della radicalizzazione degli interessi reciproci anziché nella direzione più sostenibile di una loro apertura all’interesse generale dell’umanità.

Proponiamo di dichiarare la tecnologia un ‘bene comune’. Solo in questo modo, la ricerca e l’applicazione della tecnologia, pur rispondendo ad esigenze dei singoli Paesi, si trovano nel terreno comune di un mondo più sostenibile.

Serve la politica, naturalmente.  Dall’implosione dell’Unione Sovietica a oggi, il mondo in progress si è sostanzialmente rivelato incapace di dialoghi sistemici e strategici e ha scelto la via ben più facile del ‘laissez faire’. Un reset è necessario, come scrivere nuove pagine di comprensione reciproca per rendere le relazioni internazionali un’arena meno feroce dell’attuale.

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