sabato, Febbraio 24, 2024

LA “SCIENZA DEL DOVE” COME STRATEGIA VIVENTE

Nel dibattito, ci affanniamo in rincorse su opinioni contrastanti, molto spesso opposte, sul ruolo della tecnologia. Utilizziamo il pensiero antagonista per dividerci tra chi è a favore del progresso e dell’innovazione e chi pensa che guardare al futuro sia rinunciare alle nostre certezze e a chi siamo.

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Anzitutto, è bene invitare tutti – a cominciare da chi scrive – a guardare alla innovazione tecnologica con il pensiero critico e complesso. Perché, se le innovazioni rompono l’esistente (è il loro mestiere …) altrettanto ci mostrano un mondo che ancora non conosciamo, “contaminano” il presente con l’oltre. Naturalmente, le tecnologie presentano rischi: nella loro complessità, rischi e opportunità si compenetrano.

Le tecnologie sono strumenti e questo lo sappiamo. Altrettanto sappiamo che, da sempre, l’uomo cerca di vincere i limiti della propria intelligenza attraverso strumenti che lo aiutino a essere migliore: che cos’è l’intelligenza artificiale se non questo ?

Detto questo, da curioso e non da esperto, sottolineo come le tecnologie della “scienza del dove” rappresentino una strategia vivente perché si incarnano nel “dove” dell’uomo, in quel mondo nel quale l’uomo vive la propria complessità esistenziale.

Per giudicare bisogna conoscere: le tecnologie della “scienza del dove” sono soluzioni adatte all’uomo per aiutarlo in una miriade di attività. Riguardano tanto la vita quotidiana (ad esempio, l’organizzazione dei servizi pubblici nelle città e della mobilità urbana) quanto le questioni globali (ad esempio, il climate change). Ecco perché non c’è alcunché di più glocale della “scienza del dove”.

Quando si dice che i nostri dati rappresentano il petrolio del terzo millennio bisogna agire di conseguenza. I dati vivono nella vita, sono generati da noi in ogni istante delle nostre giornate: ci vuole la tecnologia per geolocalizzarli, organizzarli e governarli. I dati grezzi non forniscono informazioni, dunque non forniscono conoscenza.

Vivere è conoscere. Dobbiamo vincere l’approccio antagonistico rispetto alla tecnologia e comprendere, per nuovi inizi, che le tecnologie ci appartengono nel profondo della nostra storia.

 

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