domenica, Luglio 14, 2024

ISRAELE-HAMAS. PER CAPIRE COSA ACCADE BISOGNA ANDARE A BEIRUT. INTERVISTA AD ALBERTO NEGRI (also English version)

Il Medio Oriente è un luogo che bisogna vivere dall’interno, nel profondo. Abbiamo chiesto ad Alberto Negri, giornalista e grande esperto dell’area, di aiutarci a capire meglio la situazione e le possibili evoluzioni. 

‘La resistenza palestinese non è più quella di un tempo, ancora pensiamo che si tratti di persone disperate che lanciano pietre contro il nemico’, dice Negri invitando tutti al realismo e a una maggiore conoscenza delle dinamiche. ‘Premetto che l’atrocità di ciò che è accaduto il 7 ottobre è solo condannabile. Però, anzichè perdersi in polemiche che non portano da nessuna parte, consideriamo che Hamas, negli ultimi anni e facendo credere a Netanyahu di voler governare Gaza mentre approfittava della debolezza dell’Autorità Palestinese in Cisgiordania per allargare la sua presenza, è stato in grado di capire quali skill d’intelligence occorresse migliorare per sconfiggere Israele’.

Un punto di vista utile per leggere le difficoltà del sistema israeliano nel prevenire ciò che è successo. ‘Hamas – con Hezbollah che ha competenze molto avanzate nel campo dell’intelligence – ha dimostrato che, se la tecnologia è fondamentale, la conoscenza del territorio e la capacità d’infiltrazione fanno la differenza’.

Il messaggio dell’amministrazione americana a Netanyahu è di prestare attenzione all’allargamento del conflitto a livello regionale. Nell’area, alcuni Paesi contano molto: ‘la Russia’, ricorda Negri, ‘che è ancora ben presente in Siria; la Turchia, che in questi giorni ha bombardato il nord della Siria; l’Egitto, che non intende aprire il valico di Rafah per non ritrovarsi milioni di profughi palestinesi in casa (a dicembre ci saranno le elezioni presidenziali …)’.

Semplificare è molto rischioso perché ci porta fuori dalla realtà vera. Alberto Negri insiste molto su questo punto. ‘Siamo di fronte a una situazione che risale a circa tre decenni fa. Per capire cosa accade, e cosa potrebbe accadere, sarebbe molto più interessante andare a Beirut. C’è stato un grande cambiamento in Medio Oriente. La penetrazione iraniana in Libano ha portato alla fondazione di Hezbollah, vero avversario di Israele. E poi ci sono interconnessioni varie che tutti conoscono ma che spesso non emergono nelle analisi e nei dibattiti. Ricordate le guerre in Siria ? Ebbene, il patto tra Netanyahu, frequentatore del Cremlino, e Putin per rovesciare Assad si è rivelato un fallimento, visto che Assad è ancora lì, più forte che mai e che è addirittura riaccolto nel club della Lega Araba’. ‘Ma’, continua Negri, ‘la Russia è ancora in Siria. Non vi domandate perché l’esercito israeliano ha bombardato, in queste ore, gli aeroporti di Aleppo e di Damasco ?’.

E veniamo all’annunciato intervento di terra da parte israeliana nella Striscia di Gaza. ‘Israele vuole che ONU ed Egitto svuotino la Striscia di Gaza di metà della popolazione. Ma i rischi dell’intervento di terra sono altissimi per l’esercito israeliano. Gerusalemme potrebbe pagare un prezzo troppo importante in termini di vite umane e d’immagine, rischiando di far dimenticare il brutale attacco del 7 ottobre’. ‘Non possiamo dimenticare’, per onestà di analisi, ‘che, da almeno tre decenni, Israele non lascia alternative ai palestinesi, oltremodo messi in difficoltà dalle fragilità di Al Fatah e dell’Autorità Palestinese del vecchio Abu Mazen’.

Come sempre, considerate tutte queste dinamiche e la loro interrelazione, il pensiero va ai popoli israeliano e palestinese, ‘ostaggi di questioni regionali e geopolitiche che passano sopra le loro teste ma che impattano, drammaticamente, sulla loro sicurezza e possibilità di sopravvivenza’.

(English version)

The Middle East is a place that must be experienced from the inside, deep inside. We asked Alberto Negri, journalist and great expert on the area, to help us better understand the situation and possible developments.

‘Palestinian resistance is no longer what it once was, we still think of it as desperate people throwing stones at the enemy,’ says Negri, inviting everyone to realism and a greater understanding of the dynamics. ‘I preface this by saying that the atrocity of what happened on 7 October is only condemnable. However, instead of getting lost in polemics that lead nowhere, let us consider that Hamas, in recent years and by making Netanyahu believe that it wanted to govern Gaza while taking advantage of the weakness of the Palestinian Authority in the West Bank to expand its presence, was able to understand what intelligence skills needed to be improved to defeat Israel’.

A useful point of view to read the difficulties of the Israeli system in preventing what happened. ‘Hamas – with Hezbollah having very advanced intelligence skills – has shown that while technology is key, knowledge of territory and infiltration capabilities make a difference’.

The US administration’s message to Netanyahu is to pay attention to the widening of the conflict at the regional level. In the area, some countries count a lot: ‘Russia’, Negri recalls, ‘which is still well present in Syria; Turkey, which has bombed northern Syria in recent days; Egypt, which does not intend to open the Rafah crossing so as not to find millions of Palestinian refugees at home (in December there will be presidential elections …)’.

Simplifying is very risky because it takes us away from the true reality. Alberto Negri insists on this point. ‘We are dealing with a situation that goes back some three decades. To understand what is happening, and what could happen, it would be much more interesting to go to Beirut. There has been a big change in the Middle East. Iranian penetration in Lebanon led to the founding of Hezbollah, Israel’s true adversary. And then there are various interconnections that everyone knows about but which often do not come up in analyses and debates. Remember the wars in Syria? Well, the pact between Netanyahu, a frequenter of the Kremlin, and Putin to overthrow Assad turned out to be a failure, since Assad is still there, stronger than ever and is even welcomed back into the Arab League club’. ‘But’, Negri continues, ‘Russia is still in Syria. Don’t you wonder why the Israeli army has bombed the airports of Aleppo and Damascus in these hours?’

And we come to the announced Israeli ground intervention in the Gaza Strip. ‘Israel wants the UN and Egypt to empty the Gaza Strip of half its population. But the risks of ground intervention are very high for the Israeli army. Jerusalem could pay too high a price in terms of lives and image, and risk making people forget the brutal attack of 7 October’. We cannot forget’, for the sake of honesty of analysis, ‘that, for at least three decades, Israel has left no alternative to the Palestinians, who have been overburdened by the fragilities of Al Fatah and the Palestinian Authority of the former Abu Mazen’.

As always, considering all these dynamics and their interrelationship, the thought goes to the Israeli and Palestinian peoples, ‘hostages of regional and geopolitical issues that pass over their heads but that impact, dramatically, on their security and possibility of survival’.

(riproduzione autorizzata citando la fonte) 

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